Chi è ciarpame?
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"Drogarsi" di Internet
da: Previdenza, anno X n°6-08
Scusate il ritardo, ma tra una cosa e l’altra, tra i laboratori e l’uni...sono piena di cose da fare e fra un po’ esplodo.
Comunque...ora ho trovato un briciolo di tempo e, prima che l’altra metà della redazione cominci a darmi il tormento, lancio il mio prossimo interventino.
In queste ultime settimane sto partecipando ad un forum sulla didattica, non per mia libera iniziativa, ci tengo a sottolinearlo, ma come “parte” di un esame. Sarà che ormai mi sono calata nella parte o che mi sto completamente rincretinendo, ma mi è venuta voglia di sentire cosa ne pensate sull’importanza o meno del gioco a scuola (per scuola intendo la scuola primaria, ossia le ex elementari).
A parte il fatto che giocare è un’espressione tipicamente umana, che caratterizza ogni individuo in ogni momento della propria esistenza, ritengo che il gioco dovrebbe essere un po’più presente nella scuola d’oggi.
Ricordo i miei anni alle elementari (mamma mia, quanto tempo è passato?!). Entravo in classe, mi sedevo e ascoltavo senza parlare (sia perché non si poteva intervenire troppo, sia perché io ero una di quelle bambine che rispondevano solo su domanda diretta…le domande non le facevano…quindi non parlavo…claro no?). Le classiche lezioni frontali, a volte piacevoli, a volte orribili, ma sempre e solo lezioni frontali. Il gioco era relegato all’intervallo: “E mi raccomando bambini…giocatevi ma senza muovervi troppo!!!”, e alle due ore di ginnastica che, chissà come mai, non si facevano quasi mai perché eravamo troppo indisciplinati.
Premettendo che credo fermamente che le lezioni frontali debbano comunque esserci, anche alla primaria, ritengo che introdurre attività didattiche in cui il bambino apprenda divertendosi, non sia un delitto. Quando parlo di gioco non intendo dire che il bambino debba giocare a ciò che vuole mentre l’insegnante sta lì e si beve il caffè. Giocare significa poter svolgere delle attività in cui sia l’alunno stesso a fare la parte del leone, in cui possa fare, provare, mettere in campo le proprie competenze e abilità. In fondo il bambino, anche molto piccolo, impara a conoscere il mondo che lo circonda, apprende, esplora e sperimenta giocando. Far lavorare gli alunni in piccoli gruppi, portandoli a ragionare, a ricercare le soluzioni rende, a mio avviso, la scuola molto meno opprimente. Il bambino apprenderà lo stesso, come hanno fatto le generazioni passate, ma lo farà divertendosi.
Forse avremo così dei bambini che, in futuro, saranno ragazzi che non odieranno scuola, professori e studio…utopia? Spero di no, ma se fosse un sogno…sarebbe un gran bel sogno.
Esistono diverse strade da prendere dopo la maturità, e ognuna di esse è sbagliata per chi la sceglie.
Sempre.
ARCHITETTURA\DESIGN:
essa viene presa in considerazione dalle persone brave a disegnare o che vogliono progettare la propria casa in futuro. C'è chi pensa che si tratti dell'educazione tecnica che si faceva alle medie(durante la quale invece di disegnare proiezioni ortogonali uno si studiava le materie delle ore dopo). Attenzione! Questo è sbagliatissimo! Architettura è il covo della matematica! Lei è lì, in agguato dietro alle aste e ad i coni, se ne studia più qua che nella stessa facoltà di matematica! Non vi faranno progettare negozi di scarpe, ma calcolare distanze! E' ignobile! E' nascosta così abilmente poi!
E' generalmente frequentata da: gay, froci, finocchi, nespole,lesbiche,lelle,donne assolutamente favolose o assolutamente oscene, uomini iperinfighettiti o radical chic con pashmina di ogni colore, sfigati cronici e punkabbestia con tanto di cani al seguito.
Gli illusi che vi si iscrivono cadono uno dopo l'altro, in preda agli spasmi, in crisi d'identità. si ritrovano con le matite tra i capelli e le unghie sporche di china, mangiano poliplat a colazione nel latte e mine al posto delle mentine. Escono alle 10 della sera da interminabili revisioni e meditano il suicidio mentre buttano nel tevere le tavole che evidentemente non andavano bene... Sanno stare svegli nottate intere senza nemmeno accorgersene,hanno uno spiccato senso del dovere che si tramuta in capacità di scoprire i propri limiti. Non hanno bisogno di ubriacarsi quando vanno in discoteca, possono benissimo buttarsi sul cubo o sul primo che capita alle 10 e mezza, per loro è gia tanto essere stati fermi dall'entrata al guardaroba! Tornano a casa e si rendono conto che il loro plastico è li,implacabile a dargli il buongiorno. Capiscono che la vita è inutile se non sai creare un areoporto; si deprimono, e di solito verso il terzo anno decidono di iscriversi a letteratura, musica e spettacolo o scienze delle comunicazioni. Chi ancora crede in un sogno passa al dams, scopre l'amore per le arti visive e si da al ballo. Diventa un ballerino di fila e porterà tutine bianche dove, durante le prove, disegnerà a matita schizzi di sale conferenze dicendo 'però ero bravo'...
ECONOMIA:
potete star sicuri che ci troverete molte persone convinte di uscire dalla facoltà con un impiego sicuro. Non è completamente sbagliato,ma bisogna arrivare alla laurea. Economia è un posto che varia di università in università, generalmente non è considerata facile, ma a volte ha gli esami con i test a crocette (tipo battaglia navale).
La frequentazione è solitamente composta da:
- ragazzi con gli occhiali, riga da una parte e cravattino che seguono il sogno del padre (che tristezza.);
- radical chic in cerca di notorietà;
- ragazze che escono fuori da delusioni d'amore.
C'è chi, accortosi dell'errore in tempo, si trasferisce da economia politica a scienze della moda e del costume diventando uno stilista gay dopo il terzo anno.
FARMACIA:
ripiegano su questa facoltà gli studenti che non sono riusciti ad entrare a medicina. Essi si deprimono dopo tre giorni di corsi perché le famiglie gli rinfacciano di non essere riusciti ad entrare a medicina, perché gli studenti di matematica gli lanciano gli aereoplanini con le equazioni dalla finestra e perché non riescono a distinguere un'aspirina da un benagol(pena la riordinazione dell'archivio).
Chi riesce a laurearsi fa gavetta per dieci anni in una farmacia ad immaginare nude le ragazze che comprano i preservativi. Le ragazze che scelgono di fare farmacia si chiamano farmaciste, e ridono come forsennate quando una ragazza compra un test di gravidanza e vendono il maalox senza ricetta nella farmacia vicino alla stazione Termini.
Chi si accorge in tempo dell'errore, verso il terzo anno decide di riprovarci con medicina. Quando fallisce, si iscrive a letteratura, musica e spettacolo.
FILOSOFIA:
le personalità soggette a sdoppiamento, depressione cronica, domande sull'aldilà, crisi sessuali e con nove in condotta sono la frequentazione media della facoltà di filosofia. Gli studenti fumano erba nel cortile,nelle aule, con i professori, prima degli esami, durante gli esami e dopo gli esami (se ci arrivano con tutti i neuroni al loro posto). I professori di codesta laurea sono tutti ex-sessantottini (i figli divulgheranno il verbo, non possono sottrarsi al destino), hanno sciarpe rosse e portano i sandali ai piedi anche con -2 a febbraio. Sono dalla parte degli studenti e vengono acclamati come 'dei grandi' dai frequentanti (che ipocrisia). Lo studente medio di filosofia si accorge al secondo anno di aver fatto una cazzata, brucia libri e sacco di juta comprato per andare 'contro il sistema' e va ad iscriversi a letteratura, musica e spettacolo (portando con sé l'erba, ma comunque nudi!).
GIURISPRUDENZA:
sono ancora in fase di studio le cause che portano un diciottenne ad iscriversi a giurisprudenza, se non sotto minaccia del genitore magistrato. Si ritrovano qui clandestini, calabresi (pressoché identici) e chi più ne ha più ne metta. Di solito gli studenti che intraprendono questo viaggio verso il tribunale sono modaioli e le studentesse prendono trenta elargendo favori sessuali agli assistenti. Tutt'ora sorge un dubbio: tutte le fighe stanno a giurisprudenza o tutte quelle che vanno a
giurisprudenza diventano fighe? No perché semmai cambio. Verso il secondo, massimo terzo anno, al 45esimo tentativo di dare diritto privato, si iscrive a letteratura, musica e spettacolo.
INGEGNERIA:
lo studente che decide di iscriversi ad ingegneria è consapevole del fatto che verso il terzo anno, se maschio, diventerà calvo. Molti non si lasciano spaventare dall'eventualità e arrivano alla laurea, sicuri che prima o poi 4-5 aziende di nonsochè si sveglieranno e si renderanno conto che il Politecnico ha sfornato un altro ingegnere pronto per svolgere le proprie mansioni strapagato, e gli basta un pc! Le ragazze che intraprendono il corso di studi di ingegneria vengono chiamate disadattate. Quando la calvizie è ormai incipiente, i più deboli scappano ad economia, pensando che la cosa si faccia più soft. Quando scoprono di aver fatto l'ennesimo sbaglio, si iscrivono a letteratura, musica e spettacolo.
LETTERE E FILOSOFIA:
esistono molte branche di questa facoltà, non starò ad elencarle tutte. Gli studenti che decidono di frequentare questo tipo di corsi generalmente sono attirati dal fatto che in questo posto è pressochè impossibile trovare della matematica o fisica quantistica (ma esiste?).
Senonchè, verso i primi esami darebbero un braccio per risolvere un'equazione al posto di iscriversi ad un appello tramite il sito della loro facoltà. Iscriversi ad un esame di una facoltà lettere e filosofia è come giocare la schedina (la grafica del sito è più o meno la stessa): se hai culo ce la fai. Il sito a volte decide anche che alcuni corsi non esistono, lasciando lo studente spiazzato e in preda ad un dilemma: sarà più indolore una pistolettata o l'harakiri con la katana presa alla prima di Kill Bill?(lo studente di lettere e filosofia è spesso cinefilo o nerd).Esiste una particolare facoltà degna di nota interna a lettere e filosofia: essa è Letteratura, musica e spettacolo, e chi la sceglie sa di andare tragicamente incontro ad un triste destino di disoccupazione; è nientaltro che il ripiego preferito di tutti quelli che sbagliano facoltà (cioè tutti gli altri che non ci si iscrivono subito) e il ritrovo degli abitanti del sud italia. E poi uno si chiede perché la disoccupazione cresce.E' raro che uno studente di lettere e filosofia cambi facoltà, ma in quel caso si iscrive all'università della musica anche se non sa nemmeno quante sono le note.
MEDICINA E CHIRURGIA:
a medicina si iscrivono i pazzi. Quando gli danno il camice schizzano a casa tutti contenti a mostrarlo ai genitori e lo tengono sotto una teca di vetro alcuni aggiungono delle cinture al camice e fanno finta di essere maestri di arte marziale. Il Rocci è il loro piu caro amico, e sono consapevoli del fatto che per una morte o per l'altra la vita comunque finisce.Chi non si ammazza il quarto anno, si laurea.
Generalmente i laureati sono tutti dei gran pezzi di fighi, belli,robusti,ipermuscolosi...Che si imparino li le tecniche piu avanzate in fatto di estetica? Il tutto è però rovinato dalla loro incontrollabile mania di cattivo gusto: hanno una naturale predisposizione alle ciabatte bucherellate e man mano che continuano il corso di studi disimparano a scrivere. Chi arriva al terzo anno con una vena che gli pulsa in continuazione, o scappa in Messico (con il camice) o si iscrive a letteratura, musica e spettacolo.
PSICOLOGIA 1 E 2:
sono atenei in lotta da secoli. Si racconta che il giovane Siproite avesse defecato sui gradini di Psicologia 1 sacri al dio Priapo, perché aveva preso solo 18 ad un esame, e che avesse fondato Psicologia 2 per contrastare il potere che stava assumendo la già citata facoltà. Da quel giorno i due atenei non si diedero pace un attimo: amicizie che perduravano dalla nascita si ruppero a causa della scelta del corso di laurea da seguire, e vennero combattute ben 657 battaglie sino ad oggi, a colpi di righello e fotocopie di approfondimento.
Gli studenti che vi si iscrivono raramente arrivano al secondo anno (nel senso che rimangono traumatizzati a vita dalla violenza ricevuta dagli avversari).Chi resiste e si laurea viene chiamato Highlander. Da Psicologia non si può scappare, si rimane marchiati a vita, o ti laurei o finisci in un istituto di igiene mentale.
SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE:
per secoli ci si è chiesti cosa si facesse all'interno di
quelle quattro mura che portano codesto nome, e non si è mai giunti ad
alcuna conclusione. Anzi, nemmeno chi vi si iscrive sa quale sia il suo
ruolo all'interno dell'ateneo o quale sarà quello nella società. Gli
studenti girano per i corridoi chiedendosi dove siano i corsi durante tutto il primo anno, al secondo decidono di iscriversi a letteratura, musica e spettacolo, almeno sono tre parole di uso quasi
comune. Chi permane fino alla laurea triennale scopre di aver vinto una carta da gioco totalmente inutile per la ricerca di un lavoro. Normalmente solo arrivati alla tesi ci si accorge dell'inutilità della suddetta facoltà e si inizia a prendere la vita con filosofia! Sappilo, per scherzarci sono i migliori...se non altro hanno autoironia!
Scrat
Una figura pigra sdraiata sul letto ascolta la musica in modo distratto, fra poco chiuderà gli occhi ed inizierà a dormire. Ma una vocina (che sa molto di Grillo parlante di Pinocchio in effetti) inizia bisbigliarle qualcosa all’orecchio
-ehi, le altre dieci dita hanno già fatto il loro primo intervento da un bel po’, magari se ci diamo una mossa...
-uff,stai zitta tu!
-come vuoi [la vocina se ne va offesa e il senso di colpa assale la povera piccola Scrat che decide di mettersi al pc e di scervellarsi per inventarsi qualcosa da scrivere]
Ok, adesso che sono qui davanti al video volevo sottolineare che non ho nessun Grillo parlante in casa né ho la doppia personalità come Gollum...[Dopo diversi minuti, in cui rimane fossilizzata a fissare l’ultima parola scritta senza sapere come andare avanti, l’occhio le cade(in modo figurato ovviamente) sull’ultima lettera: M, sembra che le sia venuto finalmente in mente qualcosa...]
Qualche giorno fa girovagavo per Milano e, verso ora di pranzo, qualche amico ha la “brillante” idea di suggerirmi d’andare a mangiare al “Mac”, così lo chiama. La mia espressione disgustata deve suggerire la risposta in modo molto chiaro. È un No se non si era capito, andateci voi in quel posto. Sono lapidaria.
Ora, detto così sembro una pazza (più di quello che sono effettivamente) che decide di starsene alla larga dai Mac Donalds e simili senza un vero motivo. Ma guardiamoci bene in faccia.
Non mi metto in questo spazio a discutere sulla qualità, che sinceramente da una scala da 1 a 10 io definirei da – 100, del cibo che propinano, ma sul fatto che ho qualche dubbio che quello sia effettivamente cibo...
Partiamo da un qualsiasi panino. Già qui ci vuole una certa dose di coraggio a sostenere che quella cosa che racchiude i vari strati di ...ehm... i vari strati di non so che sia pane. È plastica, ne sono quasi certa. Prima di tutto non è possibile che siano tutti così perfettamente circolari... ok, forse sono adatti ai bambini che stanno studiando geometria piana e che invece di costruirsi i modellini di carta del cerchio possono usare il pane del Mac, ma non venitemi a raccontare che quello è pane!
Stesso discorso vale per gli hamburger. Perfettamente circolari e dal gusto assai discutibile. Non parliamo poi dell’insalata e di qualsiasi altro tipo di verdure che hanno un non so che di strano...ah, certo, avete mai notato che hanno sempre un colore particolarmente acceso? Pomodori rosso fuoco, insalate verde semaforo... Passiamo poi alle patatine. Sinceramente, con tutta l’ipocrisia che ci posso mettere, non riesco a dire che anche quelle sono non sono meno buone e vale lo stesso per la coca-cola, mi dà l’idea che sia molto CO2 e poco altro.
Con ciò, visto che m’ero ripromessa di non fare un discorso salutistico, lasciamo perdere, chiudendo un occhio (che dico? Diventiamo proprio ciechi per un momento) il fatto che il cibo dei fast food non è salutare, ma almeno fosse buono! Poi, ovvio, i gusti sono i gusti...ma sono ben contenta di avere ancora le papille gustative che funzionano a differenza delle grandi masse...
Ok, chiudo,
“have an Happy Meal” a tutti
(possibilmente se avete intenzione d’invitarmi per l’Happy Meal, NON dal Mac, grazie)
Scrat
Bounjuor a tout le mond.
Mi sa che tocca a me cominciare a scrivere qualche cosa di serio, si fa per dire, su questo blog… temo che se dovessi aspettare le altre 10 dita farei in tempo ad ammuffire. Comunque...
Oggi stavo andando in università, e mi sono accorta, camminando per le vie della città, di quanto ROSA ci sia in giro. Voglio premettere che a me il rosa piace, e anche tanto, ma a tutto c’è un limite. Va bene la maglietta o il maglione rosa, o qualche accessorio, ma quando si esagera si scade nell’horror. Per la precisione mi è caduto l’occhio su un vero e proprio confetto ambulante, una di quelle ragazze, belline quanto vuoi per l’amor di dio, rosa da capo a piedi… nel vero senso della parola. Volete la radiografia? Non state più nella pelle? Bene, eccovi accontentati:
- giacca fucsia, con dei bei bottoncioni di plastica… fucsia (notiamo che oggi pioveva e quindi io avrei messo qualche cosa di un filino più pesante),
- pashmina sfumata dal bianco al… indovinate… fucsia,
- maglioncino rosa che sbucava da sotto la famosa giacca di prima,
- cintura- minigonna (che non vuol dire cintura e minigonna, ma proprio cintura che funge da minigonna) rosa anche quella,
- leggings… accidenti, che tocco di colore, non me ne ero accorta prima, BIANCHI, che azzardo, che accostamento cromatico innovativo, stravolge completamente il mondo della moda…
- ballerine rosa e scintillose,
- stando bene attenti si vedevano degli orecchini-piuma rosa e una bella farfallona-uovo di pasqua LILLA, tempestata da pietruzze… in perfetto stile II elementare.
- Ah, dimenticavo, ombrellino rosa pallido in una mano e borsetta rosa nell’altra (come diavolo fanno a farci tare tutto quello che serve per andare in università in quelle borsette non l’ho ancora capito… che sia un trucco alla Mary Poppins?).
Devo ammettere che, presa singolarmente, tutta sta roba non dispiace neanche a me (a parte la cintura-minigonna… povere minigonne, hanno una crisi di identità, non sanno più se sono gonne o cinture), ma tutta assieme fa uno strano effetto tipo bomboniera in esposizione o grosso bon bon a spasso per le vie.
Il problema non è il rosa in sé, ma il fatto è che ormai è onnipresente, c’è in tutto quello che vendono, e se non c’è, come minimo ci trovi un quintale di glitter. Ora, dico io, perché dobbiamo per forza vestirci con sto rosa? “Ma io lo metto perché mi piace”. Certo, tutti all’improvviso hanno scoperto di adorare il rosa… una scoperta sensazionale fatta in simultanea da una marea di gente. Comunque, ripeto, non ho nulla contro il rosa, è un bel colore, ma va usato con moderazione, altrimenti potrebbe avere effetti collaterali anche gravi.
Ma forse quella del rosa non è una mania, un “nuova moda”. Forse le Barbie sono uscite dai negozi di giocattoli e si stanno facendo quattro passi per sgranchirsi le gambe… la prossima volta controllerò se queste tizie hanno il marchio della Mattel.
Detto questo… continuate a vestirvi come vi pare… a vostro rischio e pericolo.
Vado a controllare se le 10 dita ci sono ancora o stanno andando in cancrena.
Au revoir !!!
Luce
Un blog è un blog. Direi che questa è una scoperta a dir poco sensazionale e soprattutto una definizione speciale per inaugurare questo spazio web, se così lo vogliamo chiamare. Solo un saluto a tutti (si spera molti!) quelli che saranno i lettori. Non ci perdiamo in lunghe spiegazioni di quello che sarà il nostro blog. Il titolo dovrebbe essere un chiaro indizio che non abbiamo l’intenzione di parlare di un tema in particolare. Senza quindi dilungarsi in definizioni più o meno noiose vi lasciamo scoprire il blog pezzo per pezzo, o meglio, post per post. Un saluto quindi da Scrat e Luce, ovvero dalle venti dita che guideranno “Lafuffa” ed ovviamente un auto in bocca al lupo senza “crepi” o cose del genere, perché, beh, i lupi sono stupendi.
Scrat&Luce